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RETI SOLIDALI per una SCUOLA INCLUSIVA

DIAMOCI UNA MANO

Viviamo in una società multi-culturale, attraversata da modelli e stili di vita non sempre facilmente compatibili. La scuola è il luogo che ancora accoglie tutti i bambini e le bambine con le loro diverse lingue, abitudini, culture e religioni.

Ognuna di queste diversità convive in ogni classe: può generare talvolta incomprensioni e disuguaglianze, ma può diventare al contempo una risorsa, un arricchimento per l’apprendimento e la socialità.

I genitori si trovano talvolta soli di fronte alle difficoltà quotidiane e scolastiche. Molti sono gli interrogativi che sorgono nell’accompagnare la crescita dei figli e tante le fatiche da sostenere ogni giorno. Ci ricorda Goethe che “… i genitori hanno il compito di fornire ai figli le radici, ma anche le ali”, ovvero solide basi e capacità di andare sicuri per il mondo.

Analogamente anche gli insegnanti, pur da professionisti dell’educazione e dell’apprendimento, sentono l’esigenza di confrontarsi dinanzi alla complessità del compito educativo.

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Per questo il Gruppo di Venezia Mestre del Movimento di Cooperazione Educativa in accordo col Servizio Infanzia Adolescenza del Comune di Venezia e con l’Istituto “Berna” ha invitato insegnanti genitori e alunni/e della Scuola Primaria a un incontro del progetto “Diamoci una mano!” che propone ai genitori e agli insegnanti delle scuole del territorio di incontrarsi per confrontarsi insieme sui problemi educativi connessi alla crescita dei figli, degli alunni e delle alunne e all’organizzazione del loro tempo. Infatti dialogando, scambiandosi idee, dubbi, consigli e soluzioni diventa maggiormente possibile affrontare le difficoltà di ciascuno.

Il 4 dicembre l’incontro con genitori e insegnanti è stato molto partecipato: gli adulti hanno portato i loro figli.

Così ci si è predisposti in due gruppi ad accogliere adulti e bambini sui temi dei diritti e dei doveri, sui bisogni e sulle speranze, sulle difficolta e i problemi del crescere ed apprendere, sull’importanza della solidarietà e della condivisione. Bambine e bambini hanno potuto fare esperienza di gioco e apprendimento all’interno del laboratorio di racconti animati ‘narrastorie’ condotto da Nerina e Giancarlo, insegnanti del Mce. Ascoltare e raccontare storie ci accomuna tutti come esseri umani e i bambini sono particolarmente sensibili a questo aspetto della nostra cultura comune.

Anche l’incontro con gli adulti è stato condotto in modo laboratoriale e cooperativo, mirando a costruire un clima di partecipazione: si è iniziato dalle parole di Lorenzo Milani, il priore di Barbiana, “I CARE”. Un motto affisso nella sua scuola per invitare, allora come oggi, a prendersi cura dei minori di età, a interessarsi ai loro problemi, a farsi carico dei loro bisogni; a non girare gli occhi da un’altra parte di fronte alle domande, a volte silenziose e inespresse, che vengono da contesti sociali deprivati e impoveriti culturalmente (ovvero l’opposto di “me ne frego”).

Il “gioco formativo” proposto ai genitori è consistito nell’invitare ogni partecipante a scegliere degli strumenti, concreti attrezzi, che simbolicamente hanno suggerito uno scambio di esperienze e opinioni, hanno offerto esemplificazioni di come sia possibile affrontare insieme i problemi. I presenti hanno partecipato attivamente e generosamente, raccontando esperienze familiari e scolastiche e sociali: un metro suggerisce la necessità di prendere le misure di distanze e vicinanze relazionali; una corda viene scelta per simboleggiare un vincolo concreto e affettivo, un cerotto fa tornare alla mente vecchi modi di mitigare le ferite fisiche e affettive… un paio di forbici aiuta a narrare le difficoltà di vivere la separazione; un nastro isolante significa la necessità di riparare ciò che si è rotto… cercando nell’attesa di trovare, pensandoci , una soluzione più stabile.

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Sono stati scambi nel cerchio dei partecipanti che hanno permesso di esprimere i problemi e raccogliere le proposte sulla crescita dei bambini, riflettere e discutere sulle opportunità di aiuto reciproco, di solidarietà fra famiglie e del prendersi cura gli uni degli altri.

Assieme ai due conduttori del MCE (Paola e Domenico) erano presenti anche il dirigente dell’istituto e la rappresentante del Servizio Infanzia e Adolescenza (politiche sociali del Comune di Venezia).

Citando G. Rodari, oggi il rischio è che la porta di casa (che ripara e protegge, dando sicurezza) possa anche “separare e isolare dal resto del mondo”. Sappiamo invece che per crescere occorre imparare a tener conto degli altri perché gli altri tengano conto di noi.

L’invito, via via messo a fuoco dai partecipanti durante l’Incontro, è stato quello ad aprire la porta di casa, cercando di condividere tra famiglie, scuola e istituzioni occasioni di aiuto e sostegno reciproco nella crescita dei bambini e dei ragazzi e nel compito educativo degli adulti.

Le difficoltà quotidiane e scolastiche possono, infatti, essere affrontate meglio insieme: dialogando, scambiandosi idee, dubbi, consigli e soluzioni. Per questo nasce il progetto “Diamoci una mano!” che propone ai genitori delle scuole del territorio di incontrarsi per affrontare insieme problemi educativi connessi alla crescita dei figli e all’organizzazione del loro tempo.

In conclusione di incontro sono stati infine distribuiti gli inviti a partecipare ad altri incontri formativi che l’Amministrazione comunale organizza per chi è interessato a diventare un cittadino solidale nei confronti di bambini, bambine e famiglie ( vedi locandina).

Incontri simili si sono già svolti in altre scuole della città, come ad esempio il 20 novembre alla San Girolamo di Venezia, e altri sono in programma in altre scuole .

MCE. Movimento di cooperazione Educativavia
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