MOSTRA – L’IMPORTANZA DI PARTECIPARE
SPORT E LEGGI RAZZIALI A VENEZIA NEL 1938
In occasione della Giornata della Memoria ricorsa il 27 gennaio 2024, il nostro istituto ha scelto di ospitare fra le sue mura una mostra speciale, che raccontasse quegli anni bui e quegli eventi da non dimenticare con una prospettiva diversa e allo stesso tempo molto vicina a noi.
Proprio per questo, è stato per noi un onore ospitare la mostra L’importanza di partecipare, con focus sul collegamento fra lo sport e le leggi razziali a Venezia nel 1938. Oltre a raccontare come «il fascismo, nella sua costruzione e rafforzamento del potere totalitario, pose particolare attenzione all’organizzazione della società in associazioni e organizzazioni in cui lo sport e l’esercizio fisico avevano un ruolo primario e determinante per la definizione del nuovo uomo fascista corrispondente ai paradigmi della propaganda razzista», la mostra ha ripercorso le tappe della politica mussoliniana seguendo passo per passo la storia di vita di Giorgio Gesuà Sive Salvadori, un grandissimo sportivo ebreo di Venezia che al tempo è riuscito a salvarsi proprio grazie alla sua più grande passione: il nuoto. Ad aiutarci nel raccontare la sua storia c’è stato anche il libro Il nuoto mi ha salvato, scritto da David Salvadori, figlio di Giorgio, che con coraggio e onore ha raccolto documenti, testimonianze e ricordi riguardo la persecuzione razziale vissuta dal padre in prima persona, le sue difficoltà fisiche e psicologiche, le persone buone che ha avuto la fortuna di incontrare nella sua strada costellata di ostacoli.
Di seguito, riportiamo alcuni pensieri scritti dai ragazzi in seguito all’esperienza formativa e rivolti principalmente a Giorgio Gesuà Sive Salvadori, una grande fonte di ispirazione per ciascuno di noi.
«Giorgio era ancora un bambino quando è successo tutto questo; è stato molto coraggioso e determinato ad affrontare e continuare la sua carriera di nascosto (questo mi ha insegnato che tutti ce la possono fare). Bisogna dire che Giorgio è stato molto fortunato, e anche se ha vissuto con paura e angoscia, è riuscito a seguire e non abbandonare mai i suoi obiettivi (spero tanto non sia stato l’unico). Io credo che se mi fossi trovata al suo posto non ce l’avrei fatta, è per questo che lo stimo molto, sono quasi il suo opposto… non è da tutti risollevarsi da queste cose (mi dispiace molto per la tabaccheria di suo padre). Se potessi scrivergli un messaggio, ecco cosa gli direi: “Ciao Giorgio, quando ho sentito la tua storia sono rimasta davvero stupita: da te, dal tuo coraggio e dalla tua forza di non mollare mai! Sono veramente felice che tu sia riuscito a raggiungere i tuoi obiettivi nonostante tutto, che poi hai anche trasmesso a tanti ragazzi. Sei stato un esempio per tutti e questo è frutto del tuo duro lavoro. Nulla ti scoraggia, per questo sei un uomo di infinito onore e rispetto. Ora ti saluto e ti ringrazio per tutto quello che ci hai insegnato”»
Margherita Poli, IA
«Per me Giorgio è stato un uomo molto forte, perché non si arrendeva mai, come il detto “cadi dieci volte e rialzati undici”. Mi sento vicino a lui dal punto di vista emotivo perché vorrei essere come lui e quindi sto dando il massimo per non arrendermi di fronte alle difficoltà. Se potessi scrivergli un messaggio, di certo gli direi: “Sei stato un vero uomo, forte e coraggioso! Io ti stimo e ti faccio i complimenti per i grandi sforzi che sei stato costretto a fare”»
Alessio Dotto, IA
«Mi sono sentito vicino a Giorgio quando non gli hanno permesso di nuotare e quando il suo papà ha perso tutto. Sono simile a lui nelle cose che mi piacciono e, se le voglio continuare, le continuo a tutti i costi. Io penso di lui che sia un uomo forte, sia di fisico sia mentalmente, e lo penso perché ha passato momenti bruttissimi. Il breve messaggio che gli scriverei è questo: “Io ti ammiro, Giorgio, perché hai lottato per sopravvivere e hai continuato dritto per la tua strada nonostante tutto”»
Lorenzo Grandin, IA
«Secondo me Giorgio ha vissuto un trauma, perché viveva una vita felice e spensierata e le leggi razziali gliel’hanno portata via. Io e Giorgio siamo simili perché, innanzitutto, siamo entrambi esseri umani, e poi io come lui inseguo sempre i miei sogni»
Simone Torchiano, IA
«L’esperienza che Giorgio ha vissuto, nonostante tutti i film e i libri scritti sull’argomento, è qualcosa di terribile e non facilmente immaginabile. Venire separati dalla propria famiglia e sapere poco o nulla di loro è angosciante. L’empatia ci può aiutare a comprendere il suo stato d’animo, ma fino a un certo punto. Giorgio era uno sportivo, un nuotatore anche forte; io amo lo sport e gioco a basket. Siamo entrambi degli sportivi e, soprattutto, degli esseri umani»
Alessandro Toluzzo, IA
«Giorgio mi ha insegnato a non arrendermi mai. Anch’io sono un nuotatore e spero un giorno di essere come lui, avere la stessa determinazione. È un uomo molto coraggioso che ha superato tanti pericoli ed è anche l’unica persona che finora è davvero riuscita a farmi riflettere sulla mia vita. Se potessi, gli direi: “Lei è una persona forte, coraggiosa e talentuosa. Grazie a lei, il nuoto ora mi appassiona ancora di più”»
Kai Ni, IA
«Ciao Giorgio, se devo essere sincero la tua storia mi ha emozionato molto e sei sicuramente molto coraggioso, perché non è da tutti decidere di fare gare di nuoto (o di qualsiasi altro sport) sapendo di essere in pericolo costante e di non dover venire scoperti. Quando hai raccontato tutto ciò che riguardava la tua passione mi sembrava di sentire proprio quello che provavi»
Alessandro Camuffo, IA
«Mi sono sentita vicina a Giorgio perché nell’affrontare un difficile periodo come quello della guerra è riuscito a portare avanti il suo sogno sportivo. Anche io, come lui, ho la stessa passione per lo sport. Penso che la passione, la determinazione e il sacrificio dimostrato da Giorgio siano da esempio per tutti. Se potessi mandargli un messaggio gli vorrei chiedere come ha fatto a resistere senza perdere la fiducia in sé stesso. Complimenti Giorgio»
Carlotta Vecchiato, IA
«Giorgio ed io siamo simili nel coraggio e nel non arrendersi mai. Per me lui è stato coraggiosissimo, non si è mai arreso perché voleva continuare a nuotare e la cosa bella è che ci è riuscito… nonostante abbia passato momenti bruttissimi e di ansia -e mi dispiace tantissimo per lui- è stato fantastico! Se potessi, gli chiederei prima di tutto scusa, perché gli italiani a quel tempo erano dalla parte sbagliata… gli farei poi i miei più grandi complimenti»
Giulia Torcellan, IA
«La storia di Giorgio mi ha colpito perché ho pensato a come il razzismo dei nazisti sia arrivato in Italia e soprattutto a Venezia, città in cui vivo. Anche qui gli ebrei, come lui e la sua famiglia, sono stati privati di tutte le libertà: Giorgio, che aveva la passione per il nuoto, doveva, al lido, nuotare in una zona riservata agli ebrei. Pensando a lui, ragazzo come me, faccio fatica a pensare a come per motivi di religione non potesse giocare liberamente coi suoi amici. È come se io fossi obbligato a non frequentare più questa scuola, a non poter più fare sport e così via. Il nuoto per lui è stato motivo di salvezza e gli ha permesso di continuare la sua passione. Se potessi scrivergli, gli scriverei che credo sia stato difficile vivere una vita di limitazioni, è stato bravo a trovare nel nuoto una motivazione. Gli chiederei poi cosa gli mancava di più e cosa lo spaventava di più»
Andrea Caenazzo, IB
«Giorgio fu un nuotatore di famiglia ebrea, ma grazie alla sua abilità nello sport e alla sua passione riuscì a salvarsi. La sua è una storia di ingiustizia ma anche di impegno e di coraggio. Lui per me è un esempio da seguire e vorrei essere in grado di somigliargli senza perdere mai la speranza»
Gabriele Poli, IB
«Giorgio, grazie! Con il tuo racconto mi hai insegnato il vero significato di combattere, di non arrendersi, di credere in sé stessi e nelle proprie capacità nonostante tutte le avversità. In questo mi sono sentito molto vicino a te, perché anch’io a modo mio ho combattuto, sono riuscito ad impegnarmi a superare delle difficoltà e questo mi ha aiutato a crescere. La parte della tua storia in cui mi sono sentito più in empatia con te è stata quando dalla decisione di una guardia dipendeva la tua stessa vita»
Nicolò Caporello, IB
«Mi ha permesso di essere più vicina a Giorgio il fatto di conoscere com’era la sua vita. Io e Giorgio siamo due atleti molto competitivi. Penso che fosse forte fisicamente, ma soprattutto mentalmente, perché in quel periodo non era facile essere un ebreo e scappare da tutto, anche pensando di farcela. Ciao Giorgio, io sono Paola e ti scrivo per dirti che hai avuto molto coraggio ad andare avanti per la tua strada e a non fermarti davanti agli ostacoli più grandi»
Paola Carestiato, IB
«Credo che Giorgio non abbia potuto fare una vita tranquilla e felice, perché costretto a vivere nella paura e a scappare sempre in posti molto lontani da casa sua. Se potessi scrivergli un messaggio, gli direi: “Giorgio, com’è vivere così? Come ci si sente quando scappi, come ad acchiapparella, ma chi ti insegue è la morte, il campo, i fascisti?”»
Leone Campeol, IB
«Se potessi parlare con Giorgio, gli direi che è stata una persona pazzesca, e che ora, quando penso alla parola “coraggio”, mi vene in mente la sua foto. Gli orrori della guerra erano terribili, cose disumane, e la forza non si vede tanto dai talenti fisici quanto più da quelli morali: il coraggio conta molto più dei muscoli. Giorgio è riuscito a superare i suoi ostacoli, raggiungendo i suoi obiettivi. Forse, una cosa che abbiamo in comune è la voglia di andare avanti. È stato un piacere conoscere la sua storia»
Giada Marin, IB
«La storia di Giorgio mi ha veramente impressionata. Giorgio è stato molto fortunato rispetto a tanti altri del suo tempo, ma allo stesso tempo immagino anche molto triste. Io mi metto fin troppo nei panni degli altri e a volte, per questo, sto veramente male. Una cosa che avrei fatto anch’io, come lui, è passeggiare lo stesso su quella spiaggia del Lido. Io però, sapendo di non aver fatto nulla di male a nessuno e di venire lo stesso denigrata, starei malissimo. Se avessi la possibilità di continuare il mio sport a patto di nascondermi sempre, lo farei. Quello che ha passato lui è stata, a differenza di altri senza queste possibilità, questione di fortuna e determinazione insieme»
Agnese Filippi, IB
«Mi ha colpito il fatto che la sua vita, in ogni cosa che faceva, era appesa ad un filo e la cosa che mi ha ispirato di più è stato il suo coraggio nell’affrontare le situazioni, cosa che io non avrei mai. La sua storia mi dà moltissima fiducia… io, al posto suo, mi sarei nascosto, non avrei continuato a gareggiare. Se potessi scrivergli, gli direi che è un grandissimo uomo e che lo stimo con tutto me stesso: è diventato il mio nuovo idolo»
Andrea Piccolo, IB
«Giorgio era un uomo coraggioso, io al suo posto non avrei messo neanche piede fuori casa. Già camminando sulla spiaggia o nuotando rischiava di finire in un campo di concentramento, eppure grazie alla sua determinazione e al su talento è riuscito a scamparla, anche se i campi di lavoro sono stati per lui comunque pesanti. Io e Giorgio non ci assomigliamo tanto, ma anche io come lui mi considero determinata»
Carolina Vecchiato, IB

