Papaccio Giovanni

Giovanni Papaccio

La questione non è se sono intelligenti, ma come lo sono.
Janus Korchzak

Giovanni Papaccio

Sono nato in una radiosa mattina dell’estate del 1966. Sono sposato ed ho quattro figli e tre gatti.
Insegno in questa scuola da circa vent’anni. Sono contento di farlo e spero di continuare a farlo ancora a lungo.
Sono arrivato in questa scuola per caso. Poi ho deciso di restarci.
Erano parecchi anni che mi occupavo di didattica, in particolare didattica della storia proponendo laboratori di archeologia, di vita nel medioevo, di fortificazioni e castelli. Poi è arrivata la telefonata: “Giovanni si è liberato un posto di insegnante al Berna: sei il tipo giusto. Ti ho fissato l’appuntamento per domani”.

“Ma come? Ma cosa?”
Sta di fatto che dopo un mese ero in cattedra e direi che mi sono trovato subito a mio agio.
La cattedra è un po’ un palcoscenico: su quel tavolo passa di tutto, dalle lunghe narrazioni, alle pile di libri quaderni e verifiche, alle confessioni personali, alle lacrime di paura ma anche di gioia, per non parlare del pane col salame…
Stare lì sopra mi riempie di responsabilità e di energia: appena incontro gli studenti loro diventano subito i miei ragazzi: “Con tutta la forza e la fantasia che ho cercherò di farvi arrivare alla fine del triennio felici, curiosi e soddisfatti di voi stessi”.
Poco dopo l’assunzione ho frequentato la Scuola di Specializzazione all'Insegnamento Secondario (SSIS), subito dopo è arrivata la chiamata al ruolo nella scuola pubblica: non posso dire che non ci abbia pensato, ma la scelta finale è stata il Berna: io qui ci sto bene, ci rimango e vediamo come va.
In questi vent’anni direi che le cose sono andate benone, grazie ad un ambiente magnifico, dei colleghi competenti e sempre stimolanti.
Il nostro è un mestiere meraviglioso e difficile: è meraviglioso perché avere a che fare con i ragazzi ti richiede energia ma te ne regala altrettanto. Uscire dalla classe dopo una lezione dove l’intesa è stata massima, quando la classe ti ha stupito, quando capisci di avere colpito nel segno; bhe non si riesce a spiegare, bisogna viverla. VI posso dire che si esce con la pelle d’oca.

É anche un mestiere difficile perché loro son sempre giovani mentre noi invecchiamo, inesorabilmente, e ci induriamo, ci intestardiamo, a volte siamo convinti che “Possibile che non capiscano? Sono vent’anni che lo spiego in questo modo!” E loro, pazienti, sono lì a ricordarti che sì, tu sei lì da tanto ma loro ci sono appena arrivati nella vita, che il mondo è cambiato e che anche tu devi sforzarti di farlo.
Avere a che fare con gli adolescenti è spettacolare per il modo incredibile in cui crescono, in cui passano dall’infanzia alla giovinezza: li vediamo letteralmente fiorire. A volte noi genitori non siamo preparati a questo repentino cambiamento, ci sembrano sfuggire tra le mani, ma non stanno fuggendo, stanno solo assaggiando la vita.
Quindi più che un prof. potrei definirmi un cuoco che, con modestia, cerca di far assaggiare piccoli bocconcini di vita ai vostri ragazzi.
Buona strada a tutti e… buon appetito!

Voi mi dite: «Siamo stanchi di stare con i bambini». Avete ragione. E dite ancora: «Perché dobbiamo abbassarci al loro livello. Abbassarci, chinarci, piegarci, raggomitolarci». Vi sbagliate, non questo ci affatica, ma il doverci arrampicare fino ai loro sentimenti. Arrampicarci, allungarci, alzarci in punta di piedi, innalzarci. Per non ferirli.

Janusz Korczak


Zanotto Andrea

Andrea Zanotto

Lo sport ha il potere di cambiare il mondo, ha il potere di ispirare, di unire le persone come poche altre cose fanno.

Nelson Mandela

Andrea Zanotto


Sedona Alessia

Alessia Sedona

Non hai bisogno di vedere l’intera scalinata. Inizia semplicemente a salire il primo gradino

Martin Luther King

Alessia Sedona

Mi chiamo Alessia Sedona e sono una biologa.

Dopo il liceo ho deciso di studiare biologia all'università. Durante gli studi ho avuto la possibilità di fare un'esperienza di ricerca in un laboratorio, dove ho lavorato su una tesi sugli insetti dei ghiacciai. È stata un'esperienza entusiasmante, che mi ha permesso di conoscere da vicino questi animali straordinari e coniugare la mia passione per la montagna.
Le mie esperienze lavorative mi hanno portato in giro per il Veneto e mi hanno fatto acquisire una certa dimestichezza in laboratorio. In seguito, ho avuto l'opportunità di lavorare come insegnante in diverse scuole, ma non ho mai trovato un posto dove poter coniugare appieno le mie passioni. Fino a quando non ho scoperto l’istituto Berna.
Al Berna, ho trovato un ambiente stimolante e accogliente, dove posso condividere la mia passione per la biologia con i miei studenti. Qui, posso insegnare loro non solo le nozioni scientifiche e matematiche, ma anche l'amore per la natura e l'importanza della ricerca.

La frase che mi caratterizza
"Non hai bisogno di vedere l'intera scalinata, inizia semplicemente a salire il primo scalino" MLK.
Questa frase mi rappresenta perché mi ricorda che per raggiungere i propri obiettivi non bisogna avere paura di iniziare. Bisogna semplicemente fare un passo alla volta, e non guardare troppo lontano. Sono convinta che questa frase sia importante anche per gli studenti della scuola Berna a cui lo ripeto spesso, un passo alla volta e arriviamo in cima alla montagna e ai nostri sogni.


Righetti Mariacristina

Mariacristina Righetti

Chi conosce la scienza sente che un pezzo di musica e un albero hanno qualcosa in comune, che l’uno e l’altro sono creati da leggi ugualmente logiche e semplici

Čechov

Mariacristina Righetti

Mi chiamo Maria Cristina, vivo a Chirignago con la mia famiglia: marito, 4 figli e… un cane.
Insegnare è sempre stato il mio sogno fin dai tempi della laurea in Scienze Naturali ma per molti anni ho lavorato come guida naturalistico-ambientale accompagnando scolaresche di varie età alla scoperta della natura del nostro territorio. Qualche anno fa ho avuto l’opportunità di diventare insegnante, prima nella Scuola Pubblica e da settembre 2021 all’Istituto Berna.

Anche se le materie che insegno possono sembrare “aride” mi piace riportare gli argomenti alla quotidianità, al vissuto. Mi piace far scoprire agli studenti perché le cose attorno a noi funzionano in un certo modo e mi piace cercare di leggere e interpretare con loro il mondo che ci circonda.

Penso che spesso sia necessario affiancare allo studio nozionistico anche l’approccio laboratoriale, e quando mi è possibile passo alla pratica: quindi in classe si taglia un cartoncino per trasformarlo in una figura geometrica, si osserva un insetto al microscopio o si costruisce un piccolo erbario per riconoscere le foglie.

Meravigliarsi di tutto è il primo passo della ragione verso la scoperta. (Louis Pasteur)


PAPACCIO CRISTINA

Cristina Papaccio

Spesso le persone fanno arte, ma non se ne accorgono

Vincent Van Gogh

Cristina Papaccio

Beh, ecco la storia di Cristina Papaccio, nata a Cittadella (PD) ma ormai cittadina del mondo, o meglio, di Mestre. Laureata in architettura a Venezia, ha fatto una breve parentesi come attrice in teatro per una ventina d'anni, ma non c'è bisogno di dirlo in giro, perché lei stessa non se ne rende conto!

Poi, in un colpo di scena degno di un dramma shakespeariano, Cristina volse il suo sguardo artistico all'istruzione.
Nel 1994, entrò nelle sacre aule della Scuola Media Berna in qualità di insegnante di arte e immagine e dichiarò: "Insegnerò ai giovani la bellezza dell'arte e la meraviglia delle immagini!". Da allora ha indirizzato la sua passione verso i giovani. Ma ciò che davvero distingue Cristina è la sua aderenza alle parole del grande Vincent Van Gogh: "Spesso le persone fanno arte ma non se ne accorgono". Cristina cerca sempre di incarnare questa filosofia con ogni pennellata, ogni piano didattico e ogni gesto teatrale. Non insegna solo l'arte; la vive.
Nel suo tempo libero, Cristina può spesso essere trovata a decifrare i significati artistici nascosti dietro i disegni delle scatole di cereali, , convincendo tutti che anche i cornflakes sono un capolavoro d'arte contemporanea e che ognuno di noi può creare arte. È una appassionata d’arte, che vive la vita come un capolavoro in continua evoluzione.

Insomma, Cristina Papaccio è una donna eclettica, sempre pronta a trasformare la vita quotidiana in un'opera d'arte. E fa tutto questo senza prendersi troppo sul serio, perché sa che, alla fine, la vita è la migliore commedia!


PALUMBO MARINA

Marina Palumbo

Conservare lo spirito dell’infanzia dentro di sè per tutta la vita vuol dire conservare la curiosità di conoscere, il piacere di capire, la voglia di comunicare

Bruno Munari

Marina Palumbo


Flavio Uberino

Flavio Ubertino

Educators are the only people who lose sleep over other people’s kids.

Nicholas A. Ferroni

Flavio Ubertino

Insegno la lingua inglese da oltre 30 anni nella scuola secondaria di primo grado. Sono nato in Africa e cresciuto in Canada. Mi sono trasferito in Italia da adulto per studiare all'Università di Ca' Foscari, Venezia. Insegno all'Istituto Berna dal 2016.


BOTTAZZO ANTONELLA OK

Antonella Bottazzo

Lo sport ha il potere di cambiare il mondo, ha il potere di ispirare, di unire le persone come poche altre cose fanno.

Nelson Mandela

Antonella Bottazzo

Ciao, sono Antonella Bottazzo, la pianista con una passione per l'acqua e la corsa.
Sono nata e cresciuta qui a Mestre, ma è stata la musica a prendere il sopravvento nella mia vita. Ho conseguito il diploma in pianoforte al prestigioso conservatorio di Adria, ma la mia vita è tutt’'altro che monotona. Ho un lavoro che adoro: sono professoressa di musica e insegnante di pianoforte. Insegno agli altri a capire il linguaggio segreto dei pentagrammi e a far vibrare le corde dell'anima attraverso le note.

Sono diventata una professoressa di musica e un'insegnante di pianoforte per condividere la mia passione con gli altri. Vedere gli occhi dei miei studenti illuminarsi quando riescono a padroneggiare una complicata composizione è la mia ricompensa più grande.
Ma non sono solo una musicista! Mi piace anche immergermi in piscina, dove l'acqua diventa il mio secondo elemento. È il mio momento di tranquillità, un'occasione per liberare la mente e nuotare come se fossi una sirena.
E quando ho bisogno di adrenalina, corro. Il jogging mi fa sentire libera, il vento che mi sfiora il viso mentre percorro le strade di Mestre è una sensazione unica.

Platone ha detto una cosa che credo fortemente: "La musica è per l'anima quello che la ginnastica è per il corpo" E io cerco di vivere questa filosofia ogni giorno, trovando equilibrio tra l'arte e il benessere fisico. In poche parole, sono una pianista, con la convinzione che la vita sia un'armonia di suoni e movimenti.


Anna Vedovato

Anna Vedovato

Tutti noi abbiamo un’origine comune, siamo tutti figli dell’evoluzione dell’universo, dell’evoluzione delle stelle e quindi siamo davvero tutti fratelli.

Margherita Hack

Anna Vedovato

“Lei è la professoressa con la testa tra le stelle “
Così ogni tanto dice di me un caro collega…e in effetti qualcosa di vero c’è!
Mi ha sempre affascinato alzare gli occhi al cielo e osservare nella notte buia quelle piccole lucine e poi lei, la bianca Signora Luna con la sua presenza rassicurante e pacifica. Chissà quali segreti si nascondevano lassù? Una curiosità cresciuta nel tempo, tanto che all'ultimo anno di liceo ho deciso di iscrivermi alla facoltà di Astronomia all’Università di Padova.

Mi son sempre piaciute materie come la matematica e le scienze in generale, ma ho scoperto nell’astronomia un campo estremamente versatile e un modo intrigante di applicare la matematica e la fisica per dare spiegazione a fenomeni naturali.
Ogni giorno in classe cerco di dare ai ragazzi gli strumenti per poter essere protagonisti della scoperta del mondo che li circonda.
“ Siate curiosi ragazzi! Non lasciate che la vostra curiosità venga spenta dalla paura di non riuscire".
Ho cominciato a lavorare in questa scuola come animatrice ai centri estivi, quando ero ancora ragazza, quando i centri estivi Verdestate erano da poco attivi.Poi per un po' la mia strada è stata altra: l' esperienza nell'associazionismo scout, la laurea ,la famiglia…finché una serie di fortunati eventi mi ha riportato qui, dopo due anni di insegnamento alla scuola superiore.

Ma nulla nella vita accade per caso…
In questa realtà educativa, dove la relazione con il ragazzo è il motore del nostro agire quotidiano e la scuola tra i banchi si intreccia con il vivere la scuola all'aria aperta, la mia personalità ha modo di esprimersi al meglio. Per molti studenti la matematica è "una cosa solo per geni". Per me invece è come uno sport in cui è necessario allenarsi, è necessario rigore ma soprattutto non essere spettatori. L'unico modo per imparare la matematica è "fare matematica" e questo vale anche per la scienza, per sua natura disciplina sperimentale. Per questo ogni anno promuovo a scuola iniziative come i Giochi di Matematica e i Campionati di Astronomia. Sono convinta che apprendere " giocando" sia stimolante e formativo.

Come dice S.Hawking:
"per quanto ti possa sembrare difficile…guarda alle stelle, non ai tuoi piedi".
In ogni ragazzo risiede un altissimo potenziale che aspetta solo di emergere.


Alberto Brescia

Alberto Brescia

“Sono le persone che nessuno immagina possano fare certe cose, a fare cose che nessuno può immaginare…”

The Imitation Game

Alberto Brescia

Fin da piccolo l’informatica mi ha sempre affascinato, la capacità di creare attraverso delle righe di codice soluzioni a problemi complessi o anche dei semplici passatempo sembrava qualcosa di magico…
Questa passione mi ha sempre portato a lavorare a stretto contatto con i computer, programmazione, utilizzo di software, assemblaggio hardware, costruzione di reti informatiche (a volte anche solo per giocare con gli amici prima dei giochi online…).
Negli anni questa curiosità e questa voglia di scoperta si è evoluta portandomi ad approfondire quanti più aspetti possibili legati al mondo dell’informatica, implicazioni sociali, pro e contro delle nuove tecnologie, influenze nella quotidianità di tutti noi di una sempre più pervadente presenza dei dispositivi elettronici.

Tutti questi aspetti si riversano nella mia visione dell’insegnamento, dove i ragazzi e le ragazze impareranno non solo il problem solving, a sviluppare un pensiero critico e ad utilizzare gli strumenti fondamentali per una “autosufficienza” informatica, ma anche le nozioni di base per quella che mi piace chiamare “sopravvivenza” informatica.

Nelle mie lezioni cerco infatti di fornire loro alcuni strumenti fondamentali per “sopravvivere” in un mondo fatto di social networks, fake news, malware, phishing, ecc… Ma anche di infinite possibilità da cogliere e sfruttare. Credo che il segreto non stia nel terrorizzarli verso un mondo che volenti o nolenti li coinvolgerà, ma piuttosto nel renderli quanto più consapevoli di rischi e strategie di difesa.

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